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Il bottino dell'imbecille

il blog di stefano Feb 10, 2024

Tra non molto varcherò la barriera dei tre quarti di secolo, e, a quanto pare, le percosse e i dardi di una fortuna oltraggiosa (cito da Shakespeare in italiano) mi hanno insegnato ben poco.

Un insegnamento che non ho mai raccolto è quello secondo cui non si deve aiutare nessuno, a meno che da quell’aiuto non si ricavi qualcosa, di qualunque natura quel qualcosa sia.

Un altro insegnamento che non ha raggiunto il bersaglio è quello che, qualunque cosa si faccia, occorre tener conto dei meschini, dei delinquenti e degl’imbecilli.

Così, da scolaretto bocciato, sono costretto a tornare sull’argomento dei “ciondoli magici”, un argomento che non solo non avrei mai pensato di dover toccare, ma, ancor di più, che non avrei mai pensato di toccare di nuovo dopo le mortificanti esibizioni dei meschini, dei delinquenti e degl’imbecilli.

So bene che è fatica sprecata, ma un’amica mi ha sollecitato a rifare l’ennesima replica.

Riassumendo al massimo la vicenda, una conoscente mi chiede di aiutare suoi amici (che io non ho mai visto) che hanno una piccola officina da orafi. Gli affari non vanno, e, sperando in un miracolo, mi pregano di dire due parole riguardo ad un argomento piuttosto curioso e largamente inspiegato: quello relativo ad uno strano quadrato in cui campeggiano cinque parole di cinque lettere ciascuna che possono essere lette in ogni senso. Quel quadrato è riprodotto da oltre venti secoli su case, templi, chiese e chissà quanti altri supporti, compreso, appunto, un ciondolo prodotto dagli orafi che mi si erano rivolti per interposta persona.

Senza pormi domande, faccio, allora, quello che ho sempre fatto quando potevo dare una mano a chi me lo chiedeva: ho registrato sul telefono cellulare, molto dilettantisticamente, un’illustrazione di pochi minuti di quella scritta curiosa. E tutto è finito lì, senza che io ricevessi un centesimo, cosa, del resto, che non mi sarebbe mai passata per la mente.

Ma, ahimè, non avevo fatto i conti con i meschini, i delinquenti e gl’imbecilli: esemplari zoologicamente umani di soggetti che non riescono a concepire come si possa aiutare qualcuno senza ricevere nulla in cambio.

E, allora, insulti a non finire, con estrapolazioni sorprendenti su quanto avevo detto, estrapolazioni grazie alle quali io avrei venduto medagliette magiche, promettendo guarigioni miracolose, la cancellazione del malocchio e non ricordo quanti altri prodigi. C’è persino qualche virtuoso che ha sostenuto che i ciondoli magici li fabbricavo io. Che in ciò che avevo registrato non ci fosse traccia di tutto ciò pare non avere la minima importanza: il meschino, il delinquente e l’imbecille non si curano certo di queste quisquilie.

Contro questi patogeni zoologicamente umani io sono ampiamente vaccinato, ma la loro patogenicità non mi lascia indifferente: il mio dispiacere è per loro. Vivere con tanto veleno nella mente e nel cuore rende la vita amara e, da scolaretto somaro che proprio non impara niente, vorrei poter dare loro quella mano che loro rifiutano agli altri. Lo so: sono ammalato di una malattia inguaribile, ma che ci posso fare?

A corollario, mi è stato detto che l’officinetta di oreficeria ha chiuso. Il miracolo che si sperava da me non è avvenuto, e hanno vinto i meschini, i delinquenti e gl’imbecilli. Che cosa si saranno mai portati a casa?

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